Una delle cose più difficili nella vita è saper semplificare i concetti in modo che un numero maggiore di persone possa capirli; ciò è ancor più vero quando si tratta di argomenti informatici.
Un fulgido esempio ci è fornito dal cartone animato “L’era glaciale” nel quale troviamo il seguente dialogo:
Manny: io non sono grasso, è tutto questo pelo che mi fa sembrare più rotondo
Sid: d’accordo, hai il pelo rotondo…
Ecco come una errata semplificazione concettuale può stravolgere il significato del discorso.
Nei vari campi attinenti l’informatica incontriamo difficoltà ancor maggiori in quanto, spesso, modificare anche un solo termine porta allo stravolgimento dell’intero significato.
Mi capita spesso, soprattutto parlando con gli avvocati (non ho capito come mai questa categoria sembra più di altre prediligere lo stupro dell’informatica) di dire cose tipo “l’opzione del programma per generare i file di log non era stata attivata” e loro, per farti capire che hanno capito, ti ripetono che “nel programma mancava l’opzione di log”. Ma non è la stessa cosa! Dico io, possibile che tu non sappia ripetere, parola per parola, una sola e semplice frase? Perchè devi, perchè vuoi a tutti i costi ripeterla con parole diverse? Per tentare di semplificare il concetto…
Ecco, non c’è nulla da semplificare, ma interi procedimenti civili e penali decadono solo perchè l’avvocato della controparte contesta (a ragione) che il concetto espresso dal “collega” è errato (quando non addirittura falso).
Allora la soluzione è: o vi prendete anche una bella laurea in informatica, in medicina, in fisica e in tutte le altre materie, oppure quando un consulente vi esprime un concetto e sceglie accuratamente certe parole per esprimerlo, please, non lavorate di fantasia, non cercate di semplificarlo, riportate le parole del consulente così come sono. Quando c’è in gioco la vita delle persone, meglio obbligare gli altri a fare uno sforzo superiore per capire piuttosto che cercare di semplificare stravolgendo i concetti e trasformando una verità in un’idiozia, per di più falsa. Semplificate solo se siete in grado di farlo!
Non se ne abbiano a male coloro che già danno il giusto valore alla precisione, la mia non è un’accusa generalizzata, ciò che posso però affermare è che fra tutti gli avvocati cui ho fornito consulenza in questi ultimi anni, coloro che si comportano come sopra sono la stragrande maggioranza.
Ricordo un manifesto elettorale di Di Pietro con lo slogan “legalità, legalità, legalità“. Ho sentito Prodi parlare dell’importanza del “principio di legalità” in svariate occasioni, così come - nello schieramento opposto - ho visto un servizio nel quale Fini lamentava la mancanza di legalità nelle zone dell’hinterland di Roma.
Insomma, si fa un gran parlare di legalità, si sottolinea l’importanza della legalità, ossia del rispetto della legge. Ma non stiamo parlando di quella stessa legge che ha consentito a Luca Delfino di restare a piede libero e di avere quindi la possibilità di uccidere la sua fidanzata, dopo che già era sospettato di un altro omicidio e dopo che era stato più volte denunciato per violenza e maltrattamenti? Non stiamo forse parlando di quella stessa legge che permette la scarcerazione di coloro che, guidando drogati e ubriachi, ammazzano persone innocenti? E gli esempi sarebbero migliaia, milioni!
Per non parlare di tutti quei magistrati che si nascondono dietro il dito del “ho solo applicato la legge” quando rimettono in circolazione stupratori, assassini, mafiosi, brigatisti… questo accade quando il fine ultimo della legge è quello di far rispettare se stessa e non di perseguire la giustizia.
Allora mi chiedo: invece di riempirsi tanto la bocca con la legalità, non sarebbe meglio avere come obiettivo la giustizia?
La legge serve, è necessaria. Ma è utile solo nel momento in cui il suo scopo è la giustizia. E se una legge è palesemente sbagliata, se ci si rende conto che per colpa di quella legge si sta per lasciare libero un criminale, allora una giuria dovrebbe poter giudicare diversamente (così come accade nel Regno Unito) e la nuova sentenza dovrebbe divenire una norma consuetudinaria integrante la legge stessa che verrà tenuta in considerazione nei casi simili in futuro.
Se invece, come in Italia, la legge diviene più importante di ogni altra cosa, anche della Coscienza, allora non siamo più una democrazia, siamo un popolo schiavo, al giogo di chi legifera.
Ebbene sì, dopo più di 10 anni in cui il mio sito personale è stato composto da una sola pagina con la scritta “Voi siete qui…” mi sono lasciato convincere ad aprire anch’io un blog.
Non che io ritenga così interessante ciò che ho da dire; nel panorama dell’informazione pervasiva di Internet i miei argomenti passeranno senz’altro meno che inosservati… ma se qualcuno, anche uno solo, potrà trarne vantaggio, ne sarò felice.
Qui troverete post sugli argomenti più svariati, ma in modo particolare parlerò di: informatica, fotografia, narrativa.
Buona continuazione a tutti!