Passi per Vespasiano che, fondatore della dinastia Flavia, iniziatore del Colosseo, è invece universalmente ricordato per i cessi pubblici; quantunque non per i motivi più nobili ha avuto la meritata fama e - come imperatore di Roma - non ha certo sofferto la fame.
Ma che dire di gente come Nikola Tesla? Inventore della corrente alternata (eh sì, se oggi abbiamo energia elettrica nelle nostre case lo dobbiamo a lui!), scienziato padre degli studi sull’elettromagnetismo, inventore della radio (con buona pace di Marconi, che realizzò il primo modello effettivamente funzionante ma l’idea e tutti i concetti di base erano di Tesla)… provate a chiedere a chiunque non abbia frequentato una scuola/facoltà scientifica chi era Tesla, nel migliore dei casi troverete qualche ex-adolescente (ora trentenne) che vi risponderà “ma i Tesla non erano un gruppo heavy-metal?”. Tesla morì solo e pieno di debiti. Al contrario del suo acerrimo avversario Thomas Alva Edison, pervicace sostenitore della corrente continua, eccellente “politico” che tutti conoscono e che non ha mai sofferto la fame.
Altri esempi? Oggi tutti conosciamo un certo Vincent Van Gogh, ma questa fama postuma all’uomo vivente Van Gogh a che sarà servita? A nulla! Finchè il povero Vincent è stato in vita è stato uno spiantato che spesso non sapeva nemmeno come pagare il cibo e i generi di prima necessità per il suo sostentamento. Basti pensare che in tutta la vita Van Gogh ha venduto un solo dipinto!
E che dire del nostro amatissimo Galileo Galilei? Oggi addirittura sepolto in Santa Croce da quella stessa Chiesa che il 22 giugno 1633 lo costrinse a negare le verità scientifiche da lui scoperte perchè si voleva che la verità fosse un’altra. A che serve tributargli onore oggi? Pensiamo che il suo cadavere risorga dalla tomba per ringraziarci?
Il fatto è che l’opinione delle masse (ossia la fama) non è conseguenza delle virtù e dei meriti comprovati di una persona, essa segue chi ha la forza “politica” di guidarla. Tra Edison (che sbagliava, ma era simpatico, ottimo divulgatore, eccellente anfitrione) e Tesla (che era nel giusto, ma aveva un carattere schivo e fors’anche un po’ misantropo) la gente tributò fama e onori in vita al primo e non al secondo.
Morale: non è importante avere ragione, l’unica cosa che conta è che la gente pensi che tu abbia ragione. Quindi, amici scienziati, se avete inventato qualcosa di buono, utile, innovativo… date incarico ad un buon ufficio stampa! Se invece avete collezionato solo fallimenti e nessuna delle vostre teorie è scientificamente dimostrabile… date incarico ad un buon ufficio stampa! La fama è garantita. E con quella passa anche la fame.
In questi giorni sto occupando i rarissimi slot liberi della mia mente con la domanda in oggetto. La programmazione genetica (da non confondere con gli algoritmi genetici) ossia la realizzazione di programmi operata da altri programmi, porta evolutivamente ad ottenere, dopo un certo numero di generazioni, programmi distinguibili in due o più sessi?
Imponendo pochi vincoli iniziali, tra cui il più importante è la necessità che due programmi genetici debbano scrivere ciascuno il 50% del codice del “programma figlio”, l’evoluzione di un ipotetico macro-sistema nel quale questi programmi possano vivere per N generazioni può portare alla delineazione di caratteristiche simili per gruppi con specializzazioni struttural-genetiche equiparabili alla distinzione dei sessi negli animali (e quindi anche negli esseri umani)?
Sarebbe interessante indagare sull’argomento…
Se dovessi rinascere vorrei essere tremendamente bello, imbarazzantemente stupido e vergognosamente fortunato. Questi tre “doni” sono più che sufficienti per una vita meravigliosa.
Per nostra natura siamo affascinati dalla bellezza e non è un segreto che le persone di bell’aspetto sono sempre avvantaggiate. Non è discriminazione, è la natura umana. Siamo naturalmente predisposti verso il bello, diamo ascolto con maggior facilità ad un interlocutore di gradevole aspetto e siamo più propensi a fidarci.
La stupidità mi preserverebbe dai troppi ragionamenti che, regolarmente, finiscono per amareggiarmi come diretta conseguenza della lucida comprensione della realtà circostante che - troppo spesso - è ingiusta, stolida e malsana.
A tutto il resto ci penserebbe la fortuna, grazie alla quale mi troverei al momento giusto nel posto giusto, mi regalerebbero il biglietto vincente della lotteria, camminerei tra gli ammalati restando sano, inconterei amici sinceri…
Cosa potrei volere di più dalla vita? Se avessi queste tre cose rinuncerei persino al Lucano!
Siamo ostaggi dei camionisti. Questa volta. Ma siamo stati ostaggi dei panettieri, dei benzinai, dei tassisti, dei pescivendoli, dei cioccolatai…
Mi chiedo come sia possibile che in un “paese civile” lo sciopero selvaggio possa essere considerato una risorsa. Ora dico, se vuoi che il resto del paese sia con te, ti capisca, condivida la tua lotta, non devi mettere in crisi gli altri tuoi compatrioti che non hanno colpa. A che serve lasciare noi senza cibo, senza benzina, senza generi di necessità?
Se tu protesti per dei buoni motivi io sono con te, ma se la tua protesta consiste nel danneggiare me, allora mi girano i cocomeri. E tanto! E l’alleato che potevi trovare in me diventa il tuo peggior nemico. Infatti so una cosa, che da stasera mi stanno sul cosiddetto anche gli autotrasportatori, i quali - poverini - hanno pure le loro ragioni, ma usano mezzi sbagliati per farle valere.
Viva lo sciopero bianco dei medici di qualche anno fa! Evviva! Loro sì che sono stati un esempio di civiltà! Protesta senza interrompere il servizio pubblico e vedrai che l’intero paese sarà al tuo fianco! Ma se danneggi coloro che (incolpevoli) potrebbero schierarsi con te, resti solo! Caro autotrasportatore, se vuoi protestare - e ne hai tutte le ragioni - fallo danneggiando coloro contro cui protesti, non danneggiare me, hai bisogno di alleati, non di nuovi nemici!
Al diavolo! L’Italia non è più una democrazia, è una dementocrazia!