Siamo tutti troppo abituati ad avere delle certezze, crediamo di saper distinguere tra bene e male, fatto salvo che l’idea di bene e male che ognuno ha è personale e diversa da quella di chiunque altro. Allora cosa è bene? Cosa è male? Chi lo sa! Io ho solo dubbi e penso che chiunque abbia delle certezze assume solo una posizione di comodo. Leggete il seguente raccontino per capire cosa intendo…

Anna è innamorata di Matteo, prova per lui un sentimento forte e sincero ed è da lui ricambiata con l’amore più totale e immenso che si possa immaginare. [è un bene?]

Anna è però sposata con Giulio e con lui ha avuto due figli che ora hanno 10 e 13 anni. Quindi l’amore di Anna per Matteo la spinge a separarsi da Giulio, causando peraltro un grave stress sulle giovani menti dei suoi figli proprio nel delicatissimo periodo della preadolescenza. [è un male?]

Giulio è un uomo dal carattere ombroso e complesso e non è sempre stato il marito ideale, anzi, in più di un’occasione aveva alzato le mani su Anna facendole del male, quindi la separazione da lui porterà Anna tra le braccia del suo vero amore e impedirà a Giulio di picchiarla di nuovo. [è un bene?]

Questa separazione causa uno stress emotivo troppo grande nella mente di Sara, la figlia tredicienne, la quale inizia a soffrire di depressione e ben presto diviene bulimica e anoressica. [è un male?]

La situazione di Sara peggiora col passare degli anni finchè viene ricoverata in ospedale quando ne ha 17, rischia la vita a causa dei suoi problemi alimentari e della depressione, ma in clinica le prestano le migliori cure e la accompagnano per mano sulla via della guarigione; lì conosce anche Sergio, 20 anni, allievo ufficiale, e si innamora perdutamente di lui. La sua vita ricomincia. [è un bene?]

Sara guarisce e va a vivere con Sergio, ma lui viene chiamato per una missione in Afghanistan. Dopo 2 mesi Sara riceve a casa la notizia che il suo Sergio è morto in un agguato. [è un male?]

Il sacrificio di Sergio, eroe della guerra al terrorismo, non è stato vano. Le informazioni che è riuscito a trasmettere prima di soccombere hanno consentito di stanare e sgominare una pericolosissima organizzazione terroristica che aveva già mietuto molte vittime e molte di più si apprestava a sterminarne. [è un bene?]

Ben presto si scopre che sono state catturate solo le pedine, i “pezzi piccoli”, mentre i capi si sono messi in salvo scappando sulle montagne. Ma uno di loro, Ali-Abu Al Maik, coglie l’occasione per staccarsi dalla setta di fanatici fondamentalisti e fugge cercando riparo in Italia. [è un male?]

In Italia Ali-Abu, che ora da immigrato si fa chiamare Salim, conosce Flavia, l’altra figlia di anna e Giulio che all’apoca aveva 10 anni e ora ne ha 20 e fa il mestiere più antico del mondo. Si innamora di lei, la toglie dalla strada riscattandola al suo “protettore” e le offre una nuova vita insieme. [è un bene?]

Le differenze culturali e religiose però non tardano ad emergere e la vita di Salim e Flavia non è esente da problemi e discussioni, finchè un giorno…

E potrei proseguire in eterno. Il fatto è che noi siamo troppo pronti a giudicare, a puntare il dito, ma la verità è che non sappiamo niente. E soprattutto non abbiamo la più pallida idea di cosa siano il bene e il male. Ciò nondimento continuiamo a imporre il nostro bene agli altri con la forza (leggi, morale comune, forze dell’ordine, …).

Io credo che il bene e il male siano come una busta di cacao e una di vaniglia versate contemporaneamente nello stesso budino. E ogni cosa che l’uomo fa serve solo a mischiare questo budino facendo amalgamare il bene e il male sempre più, sino a renderli impossibili da separare. Ed è così che ogni cosa, ogni atto, ogni gesto, ogni pensiero, tutto è sia bene che male contemporaneamente e inscindibilmente.

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Comments

Monimix on 26 maggio, 2008 at 17:35 #

WOW! Fantastico post! complimenti! Hai ragione, chi può dire cos’è bene e cos’è male? ottimo spunto per riflettere!


wOPr on 12 giugno, 2008 at 15:01 #

E’ sicuramente un argomento complesso che si aspetterebbe diversi volumi di discussione. Io nel mio piccolo ho vissuto (subito) un pezzo della storia che hai raccontato. Ciò che penso avrebbe fatto la differenza nel “mio” caso, è la responsabilità. Sembra non conti nulla, ma come poni la scelta di uno dei due coniugi di allontanarsi dall’altro, di fronte alla responsabilità del male che creerà ai figli? Isolerei per il momento il caso particolare del marito che alzava le mani, e ipotizzerei la sola situazione di due coniugi che caratterialmente non si trovano bene.
Lo so che non ho vissuto la parte che sto per prendere in analisi, e che sicuramente determinate esperienze mancano e rendono probabilmente immaturo ciò che vado per scrivere, ma penso che la visione di un figlio sia ugualmente importante nel discorso.
Spesso i genitori si avvalgono dell’attenuante che “sono già passati nei panni di figli” e quindi che pensano di poter sapere ciò che stanno passando i loro geniti. Il problema è che tu (come coniuge e padre) hai preso la responsabilità sulle tue spalle di creare assieme ad un’altra persona una famiglia, che piu terra-terra si traduce in: mettere al mondo una vita, una creatura. A quella creatura poco importa i motivi per cui tu non vai d’accordo con tua moglie e vorrebbe solo crescere serena. Su questa pietra fondo la mia motivazione per cui la responsabilità del genitore nel rispetto del figlio sbilancerebbe uno dei due piatti della bilancia in favore del bene/male.
A volte quando non si sa bene cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, si dovrebbe astrarre il problema, e guardarlo piu ad alto livello, per capire se “a monte” ci siano delle priorità che sovrastino l’indecisione tra bene o male.
Se in questo caso il Anna avesse guardato alla responsabilità di madre (ricordo: escludendo le molestie del marito che cambierebbero le carte in tavola) verso i suoi figli, forse –anche se indecisa– avrebbe capito cosa sarebbe stato giusto fare, anche se nella specifica situazione con il marito non andava bene e sarebbe stato meglio per **lei** dare un taglio netto.
Nel momento in cui queste due persone hanno deciso di avere dei figli, la loro unione non dipendeva piu soltanto dalla volontà o meno di stare assieme, ma anche dal fatto che avevano messo un ben marcato “breakpoint” che aggiungeva/modificava le responsabilità e i vincoli di quel rapporto.

Quando si pensa ad un teorema, bisognerebbe sempre analizzarlo escludendo ogni singolo “caso particolare”, affinché prima di tutto questo teorema sia valido in linea generale, e poi analizzare ogni caso specifico. Queste sono sempre situazioni molto difficili da analizzare, ed è complesso analizzarle cercando di astrarre, perché hanno sempre un numero elevato di opzioni e variabili che è difficile capire se facciano parte di un “caso particolare” oppure siano nella norma.

Questo è ciò che vedo io come figlio **ed è relativo**, sono quasi certo che un padre avrebbe altrettante valide ragioni per dimostrare il caso contrario.

PS: Buon compleanno :) per un giorno almeno all’anno, ti auguro di passarlo lontano da pensieri e problemi cosi gravosi!


BackDream on 12 giugno, 2008 at 21:55 #

Vedi wOPr, io però sostengo che non sia mai possibile sapere cosa sia bene e cosa sia male. Infatti nell’esempio da te citato, ogni azione potrebbe condurre a infiniti possibili futuri. Chi ti dice che, anche senza le violenze, il “dovere di mamma” (o di papà) sarebbe stato il meglio per il figlio? Uno dei possibili futuri è che il figlio, cresciuto con entrambi i genitori, ma in un clima familiare forzatamente teso, possa maturare problemi sociologici, di personalità o peggio. Magari invece con la separazione il figlio soffre subito, ma poi invece questa cosa lo rende più forte e vive nel medio-lungo periodo una vita migliore.
Oppure tutto il contrario. Oppure qualcosa di ancora diverso, chi lo sa.
Quindi torno al mio concetto, non essendo possibile prevedere tutti i futuri possibili, non sapremo mai cosa è bene e cosa è male. Qualunque scelta facciamo si rivelerà buona e cattiva allo stesso tempo. Buona per qualcuno e cattiva per qualcun altro, buona subito e cattiva domani… E non riusciremo mai a saperlo prima.
Il bene e il male non sono divisi, sono un budino di vaniglia e cioccolato amalgamati. Tu fai il bene di qualcuno? Stai facendo il male di qualcun altro. O forse viceversa. O forse chissà? L’unica certezza è che non è possibile distinguere in modo assoluto tra bene e male e l’uomo che avesse l’ardire di farlo farebbe della sua vita una bestemmia perchè si sostituirebbe nel giudizio a Dio. Sempre che un Dio esista e che non sia anche lui un budino col demonio.
L’uomo non sa. Non può sapere.


BackDream on 12 giugno, 2008 at 21:56 #

PS per wOPr: grazie mille… anche se il mio compleanno è a febbraio ;) ;) ;) ma un augurio fatto col cuore è sempre graditissimo!!


wOPr on 13 giugno, 2008 at 02:52 #

rotfl.. che tremenda gaff.. meglio non peggiorare la situazione spiegandoti “il come” l’ho saputo :p

Tornando a pallino, quello che tu dici è vero, non posso negarlo. Per come la vedo io però –dal momento che siamo chiamati a fare delle scelte ogni giorno, e in qualità di uomini faremo sempre una scelta non precisa/corretta– penso dovremmo fermarci ad approssimare per difetto la scelta migliore, cosi come si calcola un limite in matematica: noi abbiamo con un anticipo di un dato periodo di tempo, una conoscenza limitata della situazione, e in base a questo poco che abbiamo dobbiamo riuscire a fare la scelta migliore. Non vorrei essere troppo filosofico, ma in soldoni: dovremmo cavarcela al meglio di ciò che possiamo fare con quel poco che sappiamo/abbiamo ed è piu facile a dirsi che a farsi.
Non potendo prevedere se il mio ipotetico figlio tra “due domani” crescerà con problemi sociali, a motivo del rapporto teso tra me e mia moglie, devo agire in base a ciò che ora reputo giusto. Ed è per questo che come ho scritto nel precedente post, queste situazioni presentano un numero cosi elevato di variabili ed eccezioni che ciò che è giusto in una situazione non lo sarebbe molto probabilmente nell’altra.
Forse può sembrare un discorso semplicistico, ma nella mia piccola esperienza ho sempre pensato giusto per me, vivere una vita senza dubbi sul come sarebbe stata la mia vita “se”… ed essere sicuro che ad un eventuale roll-back della mia vita, rifarei gli stessi identici passi. Questo ovviamente, è tutt’altro che facile, e ammetto che posso aver incontrato 1/n di bivi e ostacoli che tu, con il doppio della mia esperienza puoi aver trovato sulla tua strada, ma ad ora, non ho trovato un modo migliore di risolvere i miei problemi.
D’altra parte però non dobbiamo cadere nel limbo dell’indecisione tendente al “facilismo” (se mi passi il termine): ho sentito molti discorsi fatti da persone che erano indecise su cosa fare, e che patteggiavano per la scelta “piu comoda” perché spinti dalla convinzione che dato che non sapevano fondamentalmente cosa scegliere, sceglievano in realtà per ciò che gli faceva comodo. In questo discorso do per scontato che nessuno dei due ragioni in questo modo, ma è una probabilità, e spesso accade anche a livello inconscio: ci convinciamo che sia meglio una determinata scelta, perché in fondo noi la vogliamo a prescindere. In questo modo non scegliamo in base ai fatti che ci ritroviamo tra le mani, ma scegliamo (inconsciamente) i fatti che preferiamo al fine di correggere la traiettoria delle nostre scelte.

Concludo facendoti i miei apprezzamenti per l’ultima affermazione del tuo post: tanto vera quanto degna di citazione!


BackDream on 13 giugno, 2008 at 08:06 #

Capisco… ma è proprio nella concreta convinzione di star facendo la cosa giusta che a volte (per fortuna non sempre) si commettono gli errori peggiori. Con questo non voglio giustificare gli attendisti o gli ignavi che non si schierano mai e che non prendono mai decisioni. Siamo chiamati a decidere ogni giorno e ogni giorno lo dobbiamo fare secondo ciò che crediamo sia meglio. Accettando il rischio di sbagliare.
Questo finchè sbagliamo sulla nostra pelle.
Ma che dire di quelle persone che sulla base del proprio metro, della propria morale, delle proprie opinioni (o di quelle di terzi) giudicano gli altri?
Un giudice applica ciecamente la legge senza curarsi del fatto che sia giusto o meno. Ma questo è solo uno degli esempi, potrei farne altri mille…
Del resto ognuno di noi è chiamato a decidere per vivere. E lo facciamo quotidianamente… ;)


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