Ci sono persone che danno molto, a tutti: alla famiglia, al partner, agli amici, ai colleghi… queste persone sono sempre pronte a dare, di solito senza pretendere nulla in cambio o chiedendo poco, magari solo un po’ di gratitudine, un gesto d’affetto, un po’ di dignità.
Queste persone ti fanno sentire sicuro, sai che ci puoi sempre contare, non senti mai la loro mancanza semplicemente perchè ci sono sempre. Quando hai bisogno sono lì per te, quando non sai di averne bisogno loro vegliano su di te come angeli. Sono stabili, affidabili, non ti danno motivo per dubitare di loro e sono un punto di riferimento forte e immutabile.
Ed è per questo che si comincia a darli per scontati. Che si comincia a considerare normale avere molto da loro dando in cambio assai poco e, nel tempo, sempre meno.
Quante volte da bambino, in situazioni in cui mio fratello aveva palesemente torto, mi son sentito dire “cerca di capire almeno tu che sei più maturo”! Maturo? Non ero più maturo, ero solo il più rapido a fare un passo indietro per preservare un bene più grande.
Ma questa caratteristica - che forse viene apprezzata all’inizio di una conoscenza - si rivela ben presto un’arma a doppio taglio. La gente smette presto di esserti grata, se da te ottiene comunque ciò che vuole senza nemmeno dover fare lo sforzo di ringraziarti.
Al contrario, le persone avare di riconoscenza, quelle che danno poco, ottengono molto! Perchè?
Si innesca un drammatico tourbillon psicologico che ci spinge a considerare questa mancanza di riconoscenza come un indicatore che non abbiamo dato abbastanza: quindi ci sentiremo inconsciamente spinti a dare ancora di più.
Così, chi è avaro di riconoscenza e di manifestazioni d’affetto, spesso ottiene favori e amore in modo sempre crescente; al contrario chi si prodiga per gli altri riceverà sempre meno.
Quindi il segreto per avere ciò che si desidera (favori, sesso, soldi, protezione, …) sembrerebbe essere una punta d’egoismo unita a un pizzico di “impermeabilità“. Se ricambi poco, avrai molto, perchè questa tua “avarizia sentimentale” verrà interpretata come un segnale che non ti hanno dato abbastanza… e vorranno darti sempre di più.
Il fatto è che le persone che danno così tanto non vengono mai considerate “perdibili”. Loro ci sono sempre, sono solide, stabili e affidabili. Solo quando vengono a mancare (perchè prima o poi, per vari motivi che non sono necessariamente la morte, capita a tutti) allora ci si accorge del vuoto immenso che hanno lasciato nella nostra vita. Solo allora capiamo che avremmo dovuto dare loro molto di più, finchè potevamo. Solo quando è ormai troppo tardi.
Che psiche di merda hanno gli esseri umani!
Egregio professore.
Mi riconosco appieno in questo post; un post che avrei scritto pure io, o forse in un modo o nell’altro ho già espresso questi concetti sul mio blog, anche se lei ha comunque la bravura e lo stile di scriverlo in un italiano aulico, cosa che a me manca per varie ragioni (mi mangio ancora le mani per non aver mai studiato latino).
Io sono un fautore del “Do ut des”, ora lo sono, prima non lo ero. O meglio, prima davo davo anche senza ricevere in cambio, ma quando, ecco, l’ho “preso” in quel posto, allora mi sono ridimensionato. Io sono molto altruista e generoso, persona comprensiva e paziente, però a volte bisogna essere esigenti anche con gli altri perchè, come giustamente puntualizza lei, non si puo sempre seminare lasciando sempre il raccolto agli altri.
Nel mio caso, una brutta delusione d’amore mi ha fatto aprire gli occhi su questa cosa. Ora però sto meglio.
Io penso che la percezione riguardo al dare/ricevere sia in buona percentuale influenzata dalla situazione in cui le persone si trovano immerse oltre che ai rispettivi caratteri/modi di vivere: in certi momenti in cui la propria vita sembra girare per il verso giusto, una persona credo tenda a dare importanza involontariamente a cose/fatti di poco rilievo poichè sono le uniche ad andare controtendenza (ossia male) rispetto alla vita stessa che sta conducendo.
La cosa che ritengo fondamentale in questo frangente penso sia la spontaneità dei gesti: se inizio a pensare di dover fare un gesto perchè “glielo devo” o perchè l’altra persona se lo aspetta, rischio di mostrare un lato di me che non esiste ed inevitabilmente le persone si potrebbero abituare a gesti/azioni che non mi appartengono, con le conseguenze che si possono immaginare.
Devo dire che nel mio caso personale c’è un caso in cui ricevo senza sentirmi in obbligo di dare ne in colpa per non farlo: quello dei miei genitori; mi dicono sempre che quello che fanno per me loro sono sicuri che io lo farò per i miei figli, e questo basta sia a loro, sia a me.
Saluti
Quoto al 100%
Federico Simonetti docet