Posted on 15-10-2009
Filed Under (Pensieri e Opinioni) by BackDream

Noto con dispiacere che molti studenti vedono la laurea come un traguardo, una meta che segna il termine degli sforzi profusi nello studio. Personalmente mi trovo in totale disaccordo con questa visione. Dal mio punto di vista infatti la laurea è un momento di passaggio che segna l’inizio dello studio vero.

Il percorso fatto per raggiungere l’agognato titolo non equivale infatti alla dispiuta di una competizione, ma all’allenamento di un atleta in vista della gara. Lo scopo di quell’allenamento non può essere l’allenamento stesso, ma l’arrivare ai blocchi di partenza nella forma migliore per puntare a vincere la gara che da lì avrà inizio.

Invece vedo studenti stanchi, svogliati, che non vedono l’ora di “finirla”.

Ma questo bizzarro approccio non è colpa degli studenti. Il fatto è che si è venuto a creare un diabolico meccanismo tritasassi in cui l’università è divenuta un mastodonte autocelebrativo, l’istituto ha smesso di considerarsi un mezzo e si è auto-eletto a fine ultimo. Il disinteresse del corpo docente nei riguardi di cosa faranno gli studenti dopo la laurea è spesso imbarazzante, fatta eccezione per quei pochi studenti che mostrano l’intenzione di fermarsi in università come ricercatori (e tentare la “carriera”).

Gli scopi sono molteplici: rientrare nella graduatoria degli “atenei virtuosi” (legge Gelmini), pubblicare articoli scientifici, mettersi in luce a livello nazionale ed internazionale per l’arditezza delle proprie ricerche, et cetera. Insomma, tutto tranne ciò che dovrebbe essere il vero obiettivo di fondo: dare food for thoughts alle giovani menti in modo che possano arrivare ben preparati (ben allenati) all’inizio della loro vita professionale (la gara).

Ed è così che in altre nazioni ci sono venticinquenni che inventano nuove fonti energetiche riciclabili ed ecocompatibili, trentacinquenni che trovano la cura per rare malattie e quarantacinquenni che vengono addirittura eletti Presidente. Noi nella nostra piccola gerontocrazia italiana sappiamo solo soffocare le persone finchè non sono abbastanza vecchie da morire da sole.

Ragazzi, non fatevi scoraggiare! Credete in voi stessi e cominciate oggi a fare ciò che comunque sarete obbligati a fare domani: studiare per voi stessi! Studiate, lavorate, applicatevi per dimostrare che il genio italiano non è morto. Che Leonardo, Galileo, e mille altre menti gloriose hanno ancora oggi - qui - dei degni eredi.

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