Quando avevo sette anni la mia famiglia non aveva grandi mezzi (non che oggi le cose siano diverse) e ricordo che a volte anche a Natale ci si faceva solo gli auguri perchè di soldi per i regali non ce n’erano.
E’ in questo scenario che, nel novembre del 1980, mio padre un giorno mi disse: “se io e la mamma facciamo uno sforzo e ti regaliamo un piccolo computer, ci prometti che non lo usi solo per giocare, ma che proverai anche a farci qualcosa di utile?”. Ci pensai su qualche giorno e poi risposi di sì. E fu così che a Natale 1980 arrivò il meraviglioso Commodore VIC20, un gioiello di inestimabile valore, cibo per il mio cervellino ancora nel pieno della metamorfosi della crescita.
La cosa più importante di tutta questa vicenda è stata la lungimiranza dei miei genitori e la loro disponibilità al sacrificio che mi ha permesso oggi, a 35 anni, di poter avere 28 anni di esperienza con i computer. Non li ringrazierò mai abbastanza per questo!
Cognome: Commodore
Nome: VIC20
E’ stato il mio primo computer, quasi una persona, quasi un amico per me. E stasera uscendo di casa un refolo d’aria mi ha portato alle narici un velato profumo. Il suo profumo.
Già perchè chi non ha mai posseduto o avuto a che fare con un VIC20 non può sapere che in quei tempi reconditi i computer erano costruiti con tale cura che persino il loro odore era peculiare e caratteristico. Qualcosa che ti entra nel cervello e non lo lascia più. Non dimenticherò mai il sottilissimo profumo che aleggiava nella mia stanza dopo ore passate a tentare di cavare qualche riga di codice funzionante dal mitico BASICv2.
Ne sono passati di anni. 28. Già, ventotto.
Il VIC20 è morto. Lunga vita al VIC20!
Vita da sistemista. Classico intervento facile, installare un nuovo server Windows e copiarci sopra i dati del vecchio server Linux. Ma, come nella migliore tradizione, ecco che sul vecchio server (contrariamente alle attese) non c’è Samba e non è prudente installarlo per via delle troppe dipendenze incrociate su cui dipendono altri servizi cruciali che dovranno restare in essere. L’NFS non va, per l’FTP stesso discorso del Samba. L’unica cosa che sembra andare è l’SCP, ma nonostante non ci siano limiti imposti, non supera i 1.2 Mb/sec e spesso si interrompe da solo. E dobbiamo trasferire 40 Gb!
E’ a quel punto che il mio amico Carlo se ne esce con un mitico “Era prevedibile che ci avremmo messo più del previsto”.
Il che riassume in un’unica frase l’intera vita di un sistemista. Grande Carlo!
Stamattina mi sono imbattuto in questa simpatica domanda: “How many people can read hex if only you and dead people can read hex?“…
Certo potete cercare la risposta su Google, ma… dove sta il divertimento? Divertente è provare a risolvere l’indovinello ragionando!
Una volta risolto questo riuscirete senza difficoltà anche a “capire” la seguente frase di senso compiuto… cosa significa 57005|48879|23469|61453?
Seguendo oltre i miei dubbi-peggio-che-amletici, mi pongo un’altra domanda. Può un computer essere dotato di ESP? E non mi riferisco all’ESP (Electronic Stability Program) delle automobili ma alle percezioni extrasensoriali (ESP=Extra-sensory Perception).
Nel film-capolavoro “The Black Hole” (Walt Disney, 1979), che peraltro può vantare un cast invidiabile, il piccolo robot V.I.N.CENT (acronimo di Vital Information Necessary, CENTralized) manifesta una sorta di legame extrasensoriale con l’astronauta Kate McCrae che gli consente di comunicare con lei per via telepatica.
Ora, dal momento che - quantunque in modi totalmente differenti - sia la memoria di un computer che il cervello umano funzionano “elettricamente” (o elettromagneticamente) e che, quindi, utilizzano grandezze fisiche misurabili, mi chiedo se non sia possibile in un lontano futuro costruire strumenti elettronici che leggono (e scrivono) il cervello umano. Potrebbero “leggere” i nostri pensieri e “scriverci dentro” le risposte; non propriamente una comunicazione telepatica, ma qualcosa di estremamente assimilabile.
Temo che non conoscerò mai la risposta a questa domanda…