Cognome: Commodore
Nome: VIC20
E’ stato il mio primo computer, quasi una persona, quasi un amico per me. E stasera uscendo di casa un refolo d’aria mi ha portato alle narici un velato profumo. Il suo profumo.
Già perchè chi non ha mai posseduto o avuto a che fare con un VIC20 non può sapere che in quei tempi reconditi i computer erano costruiti con tale cura che persino il loro odore era peculiare e caratteristico. Qualcosa che ti entra nel cervello e non lo lascia più. Non dimenticherò mai il sottilissimo profumo che aleggiava nella mia stanza dopo ore passate a tentare di cavare qualche riga di codice funzionante dal mitico BASICv2.
Ne sono passati di anni. 28. Già, ventotto.
Il VIC20 è morto. Lunga vita al VIC20!
Seguendo oltre i miei dubbi-peggio-che-amletici, mi pongo un’altra domanda. Può un computer essere dotato di ESP? E non mi riferisco all’ESP (Electronic Stability Program) delle automobili ma alle percezioni extrasensoriali (ESP=Extra-sensory Perception).
Nel film-capolavoro “The Black Hole” (Walt Disney, 1979), che peraltro può vantare un cast invidiabile, il piccolo robot V.I.N.CENT (acronimo di Vital Information Necessary, CENTralized) manifesta una sorta di legame extrasensoriale con l’astronauta Kate McCrae che gli consente di comunicare con lei per via telepatica.
Ora, dal momento che - quantunque in modi totalmente differenti - sia la memoria di un computer che il cervello umano funzionano “elettricamente” (o elettromagneticamente) e che, quindi, utilizzano grandezze fisiche misurabili, mi chiedo se non sia possibile in un lontano futuro costruire strumenti elettronici che leggono (e scrivono) il cervello umano. Potrebbero “leggere” i nostri pensieri e “scriverci dentro” le risposte; non propriamente una comunicazione telepatica, ma qualcosa di estremamente assimilabile.
Temo che non conoscerò mai la risposta a questa domanda…