Posted on 15-10-2007
Filed Under (Pensieri e Opinioni) by BackDream

Ricordo un manifesto elettorale di Di Pietro con lo slogan “legalità, legalità, legalità“. Ho sentito Prodi parlare dell’importanza del “principio di legalità” in svariate occasioni, così come - nello schieramento opposto - ho visto un servizio nel quale Fini lamentava la mancanza di legalità nelle zone dell’hinterland di Roma.

Insomma, si fa un gran parlare di legalità, si sottolinea l’importanza della legalità, ossia del rispetto della legge. Ma non stiamo parlando di quella stessa legge che ha consentito a Luca Delfino di restare a piede libero e di avere quindi la possibilità di uccidere la sua fidanzata, dopo che già era sospettato di un altro omicidio e dopo che era stato più volte denunciato per violenza e maltrattamenti? Non stiamo forse parlando di quella stessa legge che permette la scarcerazione di coloro che, guidando drogati e ubriachi, ammazzano persone innocenti? E gli esempi sarebbero migliaia, milioni!

Per non parlare di tutti quei magistrati che si nascondono dietro il dito del “ho solo applicato la legge” quando rimettono in circolazione stupratori, assassini, mafiosi, brigatisti… questo accade quando il fine ultimo della legge è quello di far rispettare se stessa e non di perseguire la giustizia.

Allora mi chiedo: invece di riempirsi tanto la bocca con la legalità, non sarebbe meglio avere come obiettivo la giustizia?

La legge serve, è necessaria. Ma è utile solo nel momento in cui il suo scopo è la giustizia. E se una legge è palesemente sbagliata, se ci si rende conto che per colpa di quella legge si sta per lasciare libero un criminale, allora una giuria dovrebbe poter giudicare diversamente (così come accade nel Regno Unito) e la nuova sentenza dovrebbe divenire una norma consuetudinaria integrante la legge stessa che verrà tenuta in considerazione nei casi simili in futuro.

Se invece, come in Italia, la legge diviene più importante di ogni altra cosa, anche della Coscienza, allora non siamo più una democrazia, siamo un popolo schiavo, al giogo di chi legifera.

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