Spesso leggo (o sento dire) che, in amore, tutto deve essere naturale, tutto deve venire dal cuore senza passare dal via, senza doverci pensare; quasi che il ragionare, in amore, sia una colpa; quasi che il ragionare renda l’amore meno vero o meno spontaneo.
Personalmente trovo che questo approccio sia una grandissima sciocchezza.
Infatti proviamo a pensare alla tipica storia d’amore “spontanea”, quella che si prende così come viene e basta: si ha una prima fase di innamoramento travolgente nella quale abbiamo tutta una serie di manifestazioni irrazionali (ci basta vederlo/a per sentire quel blocco alla bocca dello stomaco, ci basta sentire il suo profumo per essere eccitati, e così via); poi questa passione in parte dovuta agli ormoni e in parte alla novità lascia il posto a una comoda routine e ben presto ci accorgiamo che l’altro è diventato scontato e prevedibile, che non fa nulla per stupirci così come noi non facciamo nulla per stupire lui/lei. La storia si siede, si addormenta, diventa noia quotidiana. E a quel punto, inaspettatamente, ecco che arriva una nuova persona in grado di farci sentire lo stomaco chiuso e i brividi dell’eccitazione.
E’ amore questo? Non sarebbe meglio chiamarlo “temporanea condivisione di egoismi”? Va bene finchè si è adolescenti, favorisce l’accrescimento delle esperienze e ci permette di vivere spensieratamente. Ma se si vive spensieratamente (cioè senza pensare) troppo a lungo, ci si ritrova adulti senza aver costruito nulla. Il tempo passa e il nostro vivere questi “amori” senza pensieri ci porta alla rovina e ci condanna a un’età matura (e poi a una vecchiaia) di sempre maggior solitudine.
Propongo quindi un approccio diverso. Un approccio basato sulla positiva competizione. Ossia su uno stile di vita e di gestione del rapporto amoroso che permette al ragionamento di “entrare” e di fare il suo dovere. Un approccio nel quale entrambi i partner “competono” per trovare, anche dopo mesi o anni, sempre nuovi modi per stupire l’altro. E non si pensi sia una cosa facile, richiede sforzi enormi!
In che senso? Evitare di diventare scontati e prevedibili per il partner è un impegno che richiede dedizione e ragionamento. E’ quasi un lavoro! Ma un lavoro che ripaga con infinite soddisfazioni, perchè quando dopo 3, 8, 15, 30 anni, ci renderemo conto che sappiamo ancora stupirci a vicenda… che sappiamo ancora essere imprevedibili l’un per l’altra (e viceversa)… allora ci renderemo conto che quell’amore l’abbiamo costruito, che l’abbiamo voluto, l’abbiamo cresciuto. Ci renderemo conto che quell’amore ha un valore.
Ma questo atteggiamento va contro i nostri egoismi e contro una aberrante cultura del “se è amore lo devo sentire qui, non deve essere razionale” che, in definitiva, porta solo a brevi e intensi flirt e a famiglie distrutte o mai nate.
Ovvio che non bisogna essere folli, pazzi o imprevedibili su tutta la linea. C’è un sottile confine che separa il bisogno di stabilità e il piacere di stupire il partner anche dopo tanti anni che si sta insieme. Chi capisce quel limite, chi usa il cervello per tracciare quella linea, avrà la chiave per costruire qualcosa di meraviglioso e veramente duraturo.
Ci sono persone che danno molto, a tutti: alla famiglia, al partner, agli amici, ai colleghi… queste persone sono sempre pronte a dare, di solito senza pretendere nulla in cambio o chiedendo poco, magari solo un po’ di gratitudine, un gesto d’affetto, un po’ di dignità.
Queste persone ti fanno sentire sicuro, sai che ci puoi sempre contare, non senti mai la loro mancanza semplicemente perchè ci sono sempre. Quando hai bisogno sono lì per te, quando non sai di averne bisogno loro vegliano su di te come angeli. Sono stabili, affidabili, non ti danno motivo per dubitare di loro e sono un punto di riferimento forte e immutabile.
Ed è per questo che si comincia a darli per scontati. Che si comincia a considerare normale avere molto da loro dando in cambio assai poco e, nel tempo, sempre meno.
Quante volte da bambino, in situazioni in cui mio fratello aveva palesemente torto, mi son sentito dire “cerca di capire almeno tu che sei più maturo”! Maturo? Non ero più maturo, ero solo il più rapido a fare un passo indietro per preservare un bene più grande.
Ma questa caratteristica - che forse viene apprezzata all’inizio di una conoscenza - si rivela ben presto un’arma a doppio taglio. La gente smette presto di esserti grata, se da te ottiene comunque ciò che vuole senza nemmeno dover fare lo sforzo di ringraziarti.
Al contrario, le persone avare di riconoscenza, quelle che danno poco, ottengono molto! Perchè?
Si innesca un drammatico tourbillon psicologico che ci spinge a considerare questa mancanza di riconoscenza come un indicatore che non abbiamo dato abbastanza: quindi ci sentiremo inconsciamente spinti a dare ancora di più.
Così, chi è avaro di riconoscenza e di manifestazioni d’affetto, spesso ottiene favori e amore in modo sempre crescente; al contrario chi si prodiga per gli altri riceverà sempre meno.
Quindi il segreto per avere ciò che si desidera (favori, sesso, soldi, protezione, …) sembrerebbe essere una punta d’egoismo unita a un pizzico di “impermeabilità“. Se ricambi poco, avrai molto, perchè questa tua “avarizia sentimentale” verrà interpretata come un segnale che non ti hanno dato abbastanza… e vorranno darti sempre di più.
Il fatto è che le persone che danno così tanto non vengono mai considerate “perdibili”. Loro ci sono sempre, sono solide, stabili e affidabili. Solo quando vengono a mancare (perchè prima o poi, per vari motivi che non sono necessariamente la morte, capita a tutti) allora ci si accorge del vuoto immenso che hanno lasciato nella nostra vita. Solo allora capiamo che avremmo dovuto dare loro molto di più, finchè potevamo. Solo quando è ormai troppo tardi.
Che psiche di merda hanno gli esseri umani!