Vita da sistemista. Classico intervento facile, installare un nuovo server Windows e copiarci sopra i dati del vecchio server Linux. Ma, come nella migliore tradizione, ecco che sul vecchio server (contrariamente alle attese) non c’è Samba e non è prudente installarlo per via delle troppe dipendenze incrociate su cui dipendono altri servizi cruciali che dovranno restare in essere. L’NFS non va, per l’FTP stesso discorso del Samba. L’unica cosa che sembra andare è l’SCP, ma nonostante non ci siano limiti imposti, non supera i 1.2 Mb/sec e spesso si interrompe da solo. E dobbiamo trasferire 40 Gb!
E’ a quel punto che il mio amico Carlo se ne esce con un mitico “Era prevedibile che ci avremmo messo più del previsto”.
Il che riassume in un’unica frase l’intera vita di un sistemista. Grande Carlo!
In questi giorni sto occupando i rarissimi slot liberi della mia mente con la domanda in oggetto. La programmazione genetica (da non confondere con gli algoritmi genetici) ossia la realizzazione di programmi operata da altri programmi, porta evolutivamente ad ottenere, dopo un certo numero di generazioni, programmi distinguibili in due o più sessi?
Imponendo pochi vincoli iniziali, tra cui il più importante è la necessità che due programmi genetici debbano scrivere ciascuno il 50% del codice del “programma figlio”, l’evoluzione di un ipotetico macro-sistema nel quale questi programmi possano vivere per N generazioni può portare alla delineazione di caratteristiche simili per gruppi con specializzazioni struttural-genetiche equiparabili alla distinzione dei sessi negli animali (e quindi anche negli esseri umani)?
Sarebbe interessante indagare sull’argomento…