Posted on 21-11-2008
Filed Under (Pensieri e Opinioni) by BackDream

Ricordate il papa Giovanni Paolo II? Deceduto il 2 aprile 2005, le sue ultime parole comprensibili, pronunciate in polacco (sua lingua madre) furono “lasciatemi andare alla casa del Padre“. Udite queste parole i suoi medici hanno sospeso ogni cura e gli hanno concesso di morire senza ulteriori accanimenti terapeutici.

Ebbene sì, il papa ha deciso quando era il suo momento per morire. E nessuno all’epoca gridò allo scandalo. Tutti prostrati dal dolore e dalla riconoscenza nei confronti di questo grande uomo che era arrivato alla fine dei suoi giorni.

Ora io però mi chiedo perchè a lui sia stato concesso di scegliere e a Eluana no. A Eluana questo diritto viene negato da 16 anni! E mi fanno pena (e rabbia) le varie associazioni cattoliche, i ministri della chiesa, i baciapile che ci governano, tutti in corsa per mettersi in evidenza nella difesa della disparità e della disuguaglianza; non si rendono nemmeno conto che così facendo sconfessano le parole e le azioni di un papa morto meno di 4 anni fa.

E quel papa (come tutti i papi del resto) era, secondo quegli stessi credenti cattolici, infallibile.
Come la mettiamo?

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Posted on 04-01-2008
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Noto con rabbia e dispiacere come la stragrande maggioranza delle persone viva nella convinzione che l’unico modo giusto di vedere le cose sia il proprio; e come conseguenza diretta, ovviamente, “tutti dovrebbero pensarla così”.

Ecco quindi che si compiono epiche lotte per ottenere leggi che limitano la libertà degli altri sulla base di una convinzione che è nostra, ma non loro.

Io sono del parere che sia giusto limitare la altrui libertà solo quando l’esercizio di questa libertà lede o arreca danno a terzi. Ma se un’altra persona esercita la propria libertà senza arrecare danno ad alcuno (eventualmente solo a se stesso) è giusto vietargli di essere se stesso?

I codissetti “benpensanti” ne fanno una questione morale. Ossia giustificano la limitazione della altrui libertà sulla base del fatto che l’esercizio della stessa “li offende” e arreca quindi loro un danno morale e psicologico. Ma questa è un arma a doppio taglio (se non triplo) perchè a questo punto anche io posso ritenermi parimenti offeso dalla mancanza di rispetto che queste persone denotano nei miei confronti e nei confronti della mia sensibilità e del mio modo di vedere le cose. Quindi se la si pensa così è un cane che si morde la coda e non se ne esce più.

Torno dunque al punto di partenza: limitare la libertà degli altri è giusto solo quando essa potrebbe ledere terzi.

A me pare che in buona parte del mondo (e anche nella nostra cara Italia) invece si stiano sempre più portando avanti battaglie d’opinione basate su faziosi moralismi che - drammaticamente - sfociano in proposte di legge che limiteranno anche la mia libertà qualora dovessero essere approvate.

E’ che siamo annoiati e ci piacciono troppo le trasmissioni TV in cui la gente litiga furiosamente (da Uomini e Donne a Annozero e via dicendo). Cerchiamo il litigio per poterci arrabbiare. Perchè abbiamo bisogno di quella scarica di adrenalina per sentirci nel giusto quando puntiamo il dito contro un altro essere umano. Perchè il fatto che lui la pensi in modo diverso da noi ci suscita odio. Perchè se non possiamo cambiare il suo modo di pensare, forse c’è un almeno modo per obbligarlo a comportarsi come vogliamo noi.

Ognun per sè, Dio per sè, mani che si stringono tra i banchi delle chiese alla domenica, mani ipocrite, mani che fan cose che non si raccontano altrimenti le altre mani chissà cosa pensano” (Quelli che ben pensano, Frankie Hi-Nrg MC).

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