Posted on 04-09-2008
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E’ di pochi minuti fa la notizia che una giovane savonese ha improvvisamente lasciato il suo fidanzato e si è rinchiusa nel convento di Cassino con l’intenzione di farsi suora.

Rifletto. Ti fai suora perchè è tua intenzione dedicare la vita a Dio e al prossimo: tuo principale e sostanziale obiettivo di vita è fare del bene agli altri.

E cominci facendo soffrire come un cane il tuo fidanzato, colui che più d’ogni altra persona ti ama e ha deciso di dedicare la sua vita a te. Bell’inizio di carriera! Complimenti!

E’ l’ennesima conseguenza delle regole assurde e contro natura che la chiesa cattolica impone a chi, più o meno liberamente, decide di seguirla.

Sono disgustato.

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Posted on 28-01-2008
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Testuali parole del card. Camillo Ruini: “La donna in molti casi abortisce proprio perché non è libera e la si rende tale se le si dà la possibilità concreta di non abortire”.

Ora, analizziamo questa frase usando gli strumenti che la logica ci mette a disposizione. Dal momento che si tratta di un argomento importante e assai controverso, l’unico modo di analizzarlo lucidamente è decontestualizzarlo.

Ecco la stessa frase decontestualizzata: “A in molti casi fa B proprio perchè non è C e la si rende tale [C, ndr] se le si dà la possibilità concreta di non fare B”.

Quindi per rendere C una A bisogna darle la possibilità concreta di non fare B. Il tranello è tutto in quel “non” associato al concetto di “dare la possibilità“. Infatti “avere la possibilità” è semanticamente diverso da “avere l’obbligo” quindi, dal punto di vista logico:

  • A not può fare B => A deve not fare B
  • A può not fare B => A può fare B and a può fare not B

Quindi:

  • A not può fare B != A può not fare B

Ora, l’attuale legge prevede che in determinati casi “A può fare B”, una modifica della legge come quella auspicata dal suddetto porporato (mascherandosi dietro al suo poco abile giochetto di parole) andrebbe nella direzione del “A not può fare B” (vedi sopra) e ridurrebbe numericamente il numero di possibilità. Quindi se tra una persona che può fare N cose e un’altra persona che ne può fare M, dove N>M, la prima persona è più libera della seconda; di conseguenza questa modifica alla legge restringerebbe la libertà.

Ma nella sua frase il card. Ruini tenta di venderci il concetto come se si trattasse di un ampliamento della libertà, sfruttando la poca capacità di analisi logica delle masse unita alla radicata convenzione di credere per partito preso (verità di fede?) a ogni amenità che possa uscire dalla bocca di un prelato.

Ora so già che i fondamentalisti (sempre per partito preso e senza veramente averci ragionato) mi daranno dell’assassino, del mostro, del pazzo… e via dicendo. Niente di più falso! Personalmente non vorrei mai ricorrere all’aborto, ma trovo insopportabile la brama di limitare la libertà degli altri sulla base della nostra sensibilità.

Io avrò il diritto di limitare la libertà di un altro individuo solo nel momento in cui l’esercizio di questa sua libertà limita per diretta conseguenza la mia o mi arreca direttamente un danno.

Un altro esempio? Non ho mai fumato nemmeno una sigeretta, nemmeno un tiro per gioco quand’ero adolescente. Ma non me la sentirei mai di vietare in toto il fumo. Limito la tua libertà di fumare solo se fumi in un ambiente in cui danneggi anche me (esempio nella stessa sala di un ristorante, nello stesso ufficio, nella stessa casa…), ma se vuoi rinchiuderti in uno stanzino tutto tuo, da solo, lontano da chiunque altro, e fumare fino a calcificarti i polmoni e morire soffocato… fai pure.

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Posted on 04-01-2008
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Noto con rabbia e dispiacere come la stragrande maggioranza delle persone viva nella convinzione che l’unico modo giusto di vedere le cose sia il proprio; e come conseguenza diretta, ovviamente, “tutti dovrebbero pensarla così”.

Ecco quindi che si compiono epiche lotte per ottenere leggi che limitano la libertà degli altri sulla base di una convinzione che è nostra, ma non loro.

Io sono del parere che sia giusto limitare la altrui libertà solo quando l’esercizio di questa libertà lede o arreca danno a terzi. Ma se un’altra persona esercita la propria libertà senza arrecare danno ad alcuno (eventualmente solo a se stesso) è giusto vietargli di essere se stesso?

I codissetti “benpensanti” ne fanno una questione morale. Ossia giustificano la limitazione della altrui libertà sulla base del fatto che l’esercizio della stessa “li offende” e arreca quindi loro un danno morale e psicologico. Ma questa è un arma a doppio taglio (se non triplo) perchè a questo punto anche io posso ritenermi parimenti offeso dalla mancanza di rispetto che queste persone denotano nei miei confronti e nei confronti della mia sensibilità e del mio modo di vedere le cose. Quindi se la si pensa così è un cane che si morde la coda e non se ne esce più.

Torno dunque al punto di partenza: limitare la libertà degli altri è giusto solo quando essa potrebbe ledere terzi.

A me pare che in buona parte del mondo (e anche nella nostra cara Italia) invece si stiano sempre più portando avanti battaglie d’opinione basate su faziosi moralismi che - drammaticamente - sfociano in proposte di legge che limiteranno anche la mia libertà qualora dovessero essere approvate.

E’ che siamo annoiati e ci piacciono troppo le trasmissioni TV in cui la gente litiga furiosamente (da Uomini e Donne a Annozero e via dicendo). Cerchiamo il litigio per poterci arrabbiare. Perchè abbiamo bisogno di quella scarica di adrenalina per sentirci nel giusto quando puntiamo il dito contro un altro essere umano. Perchè il fatto che lui la pensi in modo diverso da noi ci suscita odio. Perchè se non possiamo cambiare il suo modo di pensare, forse c’è un almeno modo per obbligarlo a comportarsi come vogliamo noi.

Ognun per sè, Dio per sè, mani che si stringono tra i banchi delle chiese alla domenica, mani ipocrite, mani che fan cose che non si raccontano altrimenti le altre mani chissà cosa pensano” (Quelli che ben pensano, Frankie Hi-Nrg MC).

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